Ripristino dell’archivio
Il ripristino riporta l’archivio a condizioni di ordine, sicurezza e accessibilità. È un’operazione importante perché permette di tracciare la divisione tra archivio storico (documentazione oltre l’ultimo quarantennio) e archivio di deposito e, una volta ultimata, consente di procedere a uno scarto massivo. La sua attuazione dipende però da presupposti logistici e strutturali che, se assenti o inadeguati, ne condizionano o impediscono l’avvio.
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Scaffalature idonee
Serve capienza sufficiente in metri lineari e strutture a norma (portata, sicurezza antincendio, distanza dalle pareti). Scaffali insufficienti, sovraccarichi o inadeguati subordinano l’intervento al loro adeguamento o integrazione.
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Idoneità dei locali
I depositi devono garantire condizioni ambientali stabili (umidità, temperatura), assenza di infiltrazioni e requisiti di sicurezza. Locali umidi, interrati o sottotetti non idonei condizionano o bloccano il ripristino.
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Area calpestabile e movimentazione
Il riordino richiede spazio libero per estrarre, smistare e ricollocare le unità. In depositi saturi manca l’area di manovra: senza uno spazio-cuscinetto non è materialmente possibile lavorare le serie.
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Stato del materiale pregresso
Accumuli disordinati, unità non condizionate, assenza di strumenti di corredo e documentazione da scartare rendono onerosa la fase preliminare e allungano i tempi.
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Risorse e continuità del servizio
L’intervento va conciliato con la disponibilità di spazi, tempi e personale e con la necessità di mantenere l’archivio accessibile; incidono inoltre le autorizzazioni allo scarto e il coordinamento con l’ente.
Ordinamento dell’archivio storico
Gli archivi degli enti pubblici sono beni culturali: la legge impone di conservarli nella loro organicità, ordinarli e inventariarne la sezione storica. Rif. D.Lgs. 42/2004, artt. 10 e 40; vigilanza della Soprintendenza archivistica (artt. 18–19).
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Studio del soggetto produttore
Analisi storico-istituzionale dell’ente: competenze, funzioni ed evoluzione nel tempo (base per i record d’autorità, ISAAR(CPF)).
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Ricognizione e censimento
Verifica di consistenza, stato di conservazione e logistica; individuazione dei fondi e delle stratificazioni.
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Schedatura delle unità
Descrizione analitica di fascicoli, registri e buste: estremi cronologici, oggetto ed elementi identificativi.
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Vincolo e ordine originario
Ricostruzione del vincolo archivistico nel rispetto della provenienza e dell’ordine originario.
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Ordinamento in serie
Riordino logico e fisico: ricostruzione di serie e sottoserie e definizione della struttura gerarchica.
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Selezione e scarto
Proposta di scarto della documentazione priva di valore permanente, previa autorizzazione della Soprintendenza archivistica.
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Inventariazione
Descrizione multilivello dal fondo all’unità (ISAD(G)), con introduzione storico-archivistica e criteri di ordinamento.
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Condizionamento, segnatura e topografico
Ricollocazione in unità idonee e segnatura definitiva; redazione dell’elenco topografico che registra la collocazione fisica di ciascuna unità sulle scaffalature.
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Restituzione dei dati
Conferimento delle descrizioni ai sistemi nazionali (SIUSA / SAN) ed esportazione nei formati standard di interoperabilità.
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Standard di riferimento
Standard ICA: ISAD(G) per i complessi documentari, ISAAR(CPF) per i soggetti produttori, ISDIAH e ISDF; interoperabilità in XML EAD3 ed EAC-CPF.
Censimento analitico dell’archivio di deposito
L’archivio di deposito conserva la documentazione non più corrente ma non ancora destinata all’archivio storico o allo scarto. Il censimento analitico ne rileva, unità per unità, consistenza, estremi cronologici e stato di conservazione, a supporto di selezione e versamento. Ne è esito l’elenco di consistenza analitico. Rif. DPR 445/2000; vigilanza della Soprintendenza archivistica (D.Lgs. 42/2004).
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Ambito e finalità
Definizione del perimetro dell’archivio di deposito e degli obiettivi: ricognizione analitica a supporto di selezione, scarto e versamento allo storico.
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Recupero degli strumenti di corredo
Reperimento degli inventari ed elenchi già consegnati all’ente: restituiscono il quadro d’insieme e danno al censimento una forma più nitida della struttura dell’intero archivio.
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Titolario e classificazione
Riconduzione della documentazione al titolario dell’ente e verifica della classificazione attribuita.
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Sopralluogo nei depositi
Ricognizione fisica dei locali, delle scaffalature e della disposizione del materiale sugli scaffali.
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Schedatura analitica delle unità
Descrizione unità per unità (fascicoli, registri, buste): oggetto/titolo ed elementi identificativi.
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Consistenza ed estremi cronologici
Quantificazione di ciascuna partizione (numero di unità e metri lineari) e rilevazione della data iniziale e finale.
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Stato di conservazione
Rilevazione di danni, umidità, polveri e infestazioni; definizione delle priorità di intervento.
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Elenco di consistenza analitico
Redazione dell’elenco per unità: classificazione, oggetto, consistenza, estremi cronologici e collocazione.
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Selezione, scarto e versamento
Individuazione della documentazione da scartare (previa autorizzazione) e di quella da versare all’archivio storico, secondo il massimario.
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Standard di riferimento
Descrizione secondo ISAD(G), con la granularità propria dell’archivio di deposito; raccordo con i sistemi nazionali SIUSA / SAN.
Scarto archivistico
Lo scarto è la selezione ed eliminazione della documentazione priva di valore per la conservazione permanente. Per gli enti pubblici è sempre subordinato all’autorizzazione della Soprintendenza archivistica e si fonda sul massimario di selezione (D.Lgs. 42/2004, art. 21).
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Individuazione della documentazione
Scarto massivo: per serie omogenee, secondo le categorie e i termini del massimario, senza esame della singola unità. Scarto analitico: esame unità per unità, per documentazione eterogenea, disordinata o di potenziale interesse.
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Elenco di scarto
Redazione dell’elenco del materiale proposto per l’eliminazione: denominazione delle partizioni, estremi cronologici, consistenza e motivazione dello scarto.
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Autorizzazione della Soprintendenza
Invio dell’elenco alla Soprintendenza archivistica, che lo esamina e rilascia il nullaosta. Senza autorizzazione lo scarto non può essere eseguito.
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Smaltimento a cura di ditta specializzata
Ottenuta l’autorizzazione, il materiale è affidato a una ditta per il ritiro e la distruzione (macero o distruzione certificata), con garanzia di riservatezza dei dati.
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Verbale e conservazione degli atti
Acquisizione del verbale di avvenuta distruzione e conservazione agli atti dell’elenco e dell’autorizzazione; aggiornamento degli strumenti di corredo.


































































































