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Ripristino dell’archivio

Il ripristino riporta l’archivio a condizioni di ordine, sicurezza e accessibilità. È un’operazione importante perché permette di tracciare la divisione tra archivio storico (documentazione oltre l’ultimo quarantennio) e archivio di deposito e, una volta ultimata, consente di procedere a uno scarto massivo. La sua attuazione dipende però da presupposti logistici e strutturali che, se assenti o inadeguati, ne condizionano o impediscono l’avvio.

  1. 01

    Scaffalature idonee

    Serve capienza sufficiente in metri lineari e strutture a norma (portata, sicurezza antincendio, distanza dalle pareti). Scaffali insufficienti, sovraccarichi o inadeguati subordinano l’intervento al loro adeguamento o integrazione.

  2. 02

    Idoneità dei locali

    I depositi devono garantire condizioni ambientali stabili (umidità, temperatura), assenza di infiltrazioni e requisiti di sicurezza. Locali umidi, interrati o sottotetti non idonei condizionano o bloccano il ripristino.

  3. 03

    Area calpestabile e movimentazione

    Il riordino richiede spazio libero per estrarre, smistare e ricollocare le unità. In depositi saturi manca l’area di manovra: senza uno spazio-cuscinetto non è materialmente possibile lavorare le serie.

  4. 04

    Stato del materiale pregresso

    Accumuli disordinati, unità non condizionate, assenza di strumenti di corredo e documentazione da scartare rendono onerosa la fase preliminare e allungano i tempi.

  5. 05

    Risorse e continuità del servizio

    L’intervento va conciliato con la disponibilità di spazi, tempi e personale e con la necessità di mantenere l’archivio accessibile; incidono inoltre le autorizzazioni allo scarto e il coordinamento con l’ente.

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Ordinamento dell’archivio storico

Gli archivi degli enti pubblici sono beni culturali: la legge impone di conservarli nella loro organicità, ordinarli e inventariarne la sezione storica. Rif. D.Lgs. 42/2004, artt. 10 e 40; vigilanza della Soprintendenza archivistica (artt. 18–19).

  1. 01

    Studio del soggetto produttore

    Analisi storico-istituzionale dell’ente: competenze, funzioni ed evoluzione nel tempo (base per i record d’autorità, ISAAR(CPF)).

  2. 02

    Ricognizione e censimento

    Verifica di consistenza, stato di conservazione e logistica; individuazione dei fondi e delle stratificazioni.

  3. 03

    Schedatura delle unità

    Descrizione analitica di fascicoli, registri e buste: estremi cronologici, oggetto ed elementi identificativi.

  4. 04

    Vincolo e ordine originario

    Ricostruzione del vincolo archivistico nel rispetto della provenienza e dell’ordine originario.

  5. 05

    Ordinamento in serie

    Riordino logico e fisico: ricostruzione di serie e sottoserie e definizione della struttura gerarchica.

  6. 06

    Selezione e scarto

    Proposta di scarto della documentazione priva di valore permanente, previa autorizzazione della Soprintendenza archivistica.

  7. 07

    Inventariazione

    Descrizione multilivello dal fondo all’unità (ISAD(G)), con introduzione storico-archivistica e criteri di ordinamento.

  8. 08

    Condizionamento, segnatura e topografico

    Ricollocazione in unità idonee e segnatura definitiva; redazione dell’elenco topografico che registra la collocazione fisica di ciascuna unità sulle scaffalature.

  9. 09

    Restituzione dei dati

    Conferimento delle descrizioni ai sistemi nazionali (SIUSA / SAN) ed esportazione nei formati standard di interoperabilità.

  10. 10

    Standard di riferimento

    Standard ICA: ISAD(G) per i complessi documentari, ISAAR(CPF) per i soggetti produttori, ISDIAH e ISDF; interoperabilità in XML EAD3 ed EAC-CPF.

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Censimento analitico dell’archivio di deposito

L’archivio di deposito conserva la documentazione non più corrente ma non ancora destinata all’archivio storico o allo scarto. Il censimento analitico ne rileva, unità per unità, consistenza, estremi cronologici e stato di conservazione, a supporto di selezione e versamento. Ne è esito l’elenco di consistenza analitico. Rif. DPR 445/2000; vigilanza della Soprintendenza archivistica (D.Lgs. 42/2004).

  1. 01

    Ambito e finalità

    Definizione del perimetro dell’archivio di deposito e degli obiettivi: ricognizione analitica a supporto di selezione, scarto e versamento allo storico.

  2. 02

    Recupero degli strumenti di corredo

    Reperimento degli inventari ed elenchi già consegnati all’ente: restituiscono il quadro d’insieme e danno al censimento una forma più nitida della struttura dell’intero archivio.

  3. 03

    Titolario e classificazione

    Riconduzione della documentazione al titolario dell’ente e verifica della classificazione attribuita.

  4. 04

    Sopralluogo nei depositi

    Ricognizione fisica dei locali, delle scaffalature e della disposizione del materiale sugli scaffali.

  5. 05

    Schedatura analitica delle unità

    Descrizione unità per unità (fascicoli, registri, buste): oggetto/titolo ed elementi identificativi.

  6. 06

    Consistenza ed estremi cronologici

    Quantificazione di ciascuna partizione (numero di unità e metri lineari) e rilevazione della data iniziale e finale.

  7. 07

    Stato di conservazione

    Rilevazione di danni, umidità, polveri e infestazioni; definizione delle priorità di intervento.

  8. 08

    Elenco di consistenza analitico

    Redazione dell’elenco per unità: classificazione, oggetto, consistenza, estremi cronologici e collocazione.

  9. 09

    Selezione, scarto e versamento

    Individuazione della documentazione da scartare (previa autorizzazione) e di quella da versare all’archivio storico, secondo il massimario.

  10. 10

    Standard di riferimento

    Descrizione secondo ISAD(G), con la granularità propria dell’archivio di deposito; raccordo con i sistemi nazionali SIUSA / SAN.

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Scarto archivistico

Lo scarto è la selezione ed eliminazione della documentazione priva di valore per la conservazione permanente. Per gli enti pubblici è sempre subordinato all’autorizzazione della Soprintendenza archivistica e si fonda sul massimario di selezione (D.Lgs. 42/2004, art. 21).

  1. 01

    Individuazione della documentazione

    Scarto massivo: per serie omogenee, secondo le categorie e i termini del massimario, senza esame della singola unità. Scarto analitico: esame unità per unità, per documentazione eterogenea, disordinata o di potenziale interesse.

  2. 02

    Elenco di scarto

    Redazione dell’elenco del materiale proposto per l’eliminazione: denominazione delle partizioni, estremi cronologici, consistenza e motivazione dello scarto.

  3. 03

    Autorizzazione della Soprintendenza

    Invio dell’elenco alla Soprintendenza archivistica, che lo esamina e rilascia il nullaosta. Senza autorizzazione lo scarto non può essere eseguito.

  4. 04

    Smaltimento a cura di ditta specializzata

    Ottenuta l’autorizzazione, il materiale è affidato a una ditta per il ritiro e la distruzione (macero o distruzione certificata), con garanzia di riservatezza dei dati.

  5. 05

    Verbale e conservazione degli atti

    Acquisizione del verbale di avvenuta distruzione e conservazione agli atti dell’elenco e dell’autorizzazione; aggiornamento degli strumenti di corredo.